Chi mi legge abitualmente sa che non sono abituata ai superlativi; ma in questo caso, ci stanno tutti: geniale, fantastico, perfetto.
Vi sto parlando di una semplice idea messa in pratica da due imprenditori di New York. Si fa tanto parlare di attenzione ai bisogni dei clienti, ma in pratica pochi sanno davvero cosa significhi. Si finisce sempre per parlare di noi stessi: il nostro prodotto, la nostra offerta, il nostro vantaggio.
Ecco invece stravolto il punto di vista, a partire dal prodotto più semplice: i farmaci di automedicazione. Aspirine, cerotti, pillole per l'allergia. Venduti in confezioni piccole (perchè mai il cliente dovrebbe comprare una confezione intera quando ha bisogno solo di poche pillole?) , e non nelle farmacie ma nei luoghi in cui il cliente si trova (minimarket, aeroporti, librerie) quando ne ha improvviso bisogno.
Il tutto a un prezzo di (tenetevi forte) 4 dollari a confezione. Quattro dollari per 16 pillole o 10 cerotti sono TANTISSIMI. Ma il prodotto, venduto in questo canale e con questa confezione, li regge.
L'attenzione ai bisogni comincia già dall'espositore, che recita: "What's wrong? (C'è qualcosa che non va?)" Ecco il primo tocco di genio. Anzichè parlarmi del prodotto, l'espositore chiede a ME, cliente, cosa c'è che non va. Attento ai MIEI bisogni, ai MIEI problemi, al mio mal di testa.
Secondo tocco di genio, la confezione (non guasta che sia stata disegnata da un prestigioso studio di design) che incanta nella sua semplicità. Anche lei mi parla. Anzi usa le mie parole. "Help! I have a headache! Aiuto, ho mal di testa". Il carattere, minimale, tutto minuscolo (se ho mal di testa, mi danno fastidio gli eccessi). E poi, per essermi ancora più simpatica, la confezione è completamente riciclabile.
Ecco una VERA attenzione ai bisogni del cliente. Su un prodotto assolutamente banale, come si dice una "commodity". E un'intera azienda, a quanto pare molto profittevole, costruita intorno ad esso.
Un'attenzione comunicata nel modo giusto, e trasmessa attraverso i canali giusti.
Pensiamo, riflettiamo. Anche se vendiamo un prodotto (o un servizio) sostanzialmente indifferenziato, come potremmo trasformarlo a partire dai bisogni del cliente? Possiamo ripensare le famose 4 P (Prodotto, Prezzo, Place cioè distribuzione, Promozione) sulla base dei bisogni, dei desideri, delle aspirazioni dei nostri clienti o dei clienti dei clienti?
Davanti a queste semplici confezioni io resto incantata come davanti a un quadro di Matisse o ai petali di un'orchidea. Sarò un po' deviata, ma io vedo l'arte (o la poesia, comunque il fragile e mutevole equilibrio di una serie di fattori e di circostanze) anche in un bel caso di marketing come questo.
Il genio, semplicemente.




Può darsi che questa iniziativa non avrà vita lunghissima, ma sicuramente nel breve periodo raccoglierà un bel po di profitti (oltre che, constato, lammirazione di tutti noi).
Scritto da: Cristina Mariani | domenica, aprile 18, 2010 a 08:22 p.
Resto anche io affascinato da queste iniziative...così come rimasi affascinato circa 2 anni fa alla vista di una simile iniziativa sugli scaffali di una ben nota catena di distribuzione...sto parlando di "smart box"...a suo tempo, le box erano ben posizionate vicino alle casse e facevano bella mostra di se stesse...bene, in questa settimana ho avuto modo di imbattermi nuovamente in queste box, ma questa volta erano riposte impolverate ed in modo disordinato insieme ad altri prodotti che forse condividevano con le povere box un mancato successo nel lungo periodo...
Ciao,
Francesco
Scritto da: Francesco | domenica, aprile 18, 2010 a 06:47 p.
Ciao Cristina, ah come ti capisco!
Anche per me azioni di marketing ben riuscite sono vere opere d'arte. Ne rimango estasiata, entusiasta e con quell'espressione sul volto mista tra incredulità e gioia.
Un pò come il critico d'arte anche chi si occupa di marketing e comunicazione ha sempre uno sguardo analitico nei confronti del mercato.
Registra i packaging, l'immagine, la promozione, il logo, la campagna di comunicazione, i servizi offerti, l'attenzione al cliente, le novità come se fosse la cosa più naturale del mondo!!
Forse è passione :-)
Buona domenica
Cristina
Scritto da: Cristina S. | domenica, aprile 18, 2010 a 11:47 m.
questo è il tipico caso di: "ma come ho fatto a non pensarci io???"
condivido tutto, questa è reale arte della comunicazione
Scritto da: gino | domenica, aprile 18, 2010 a 11:02 m.