Riporto per intero questo articolo uscito recentemente sul blog di Seth Godin (uno dei pochi geni attualmente in circolazione: val la pena leggere tutto quello che scrive), perchè lapidario nella sua sinteticità ma assolutamente preciso.
Interesting & Interested
... it helps to be both. These are the two ways you earn attention.
If it's so obvious, why is it so difficult?
(traduzione mia)
"Interessante e interessato
...è utile essere tutte e due le cose. Questi sono i due modi (sottinteso: gli UNICI due) per guadagnarsi l'attenzione altrui (ndr: clienti, lettori del sito o della pagina Facebook, consumatori finali, ecc).
Se è così ovvio, perchè è così difficile?"
Parole sante. Interessante: per i lettori, tagliato sulle loro caratteristiche, interessi ed esigenze informative. Dunque, NON contenuti esclusivamente commerciali, autopromozionali, autolodanti. Eppure siti sono pieni di banalità come:
"Persone in grado di fare accadere le cose", "azienda giovane e dinamica", "la nostra mission è soddisfare ogni esigenza del cliente" (ma và?), "Azienda leader di mercato, efficace ed efficiente, assicuriamo la massima qualità del servizio"...
Per non parlare delle "ultime novità" del 2006 e degli obiettivi da raggiungere nel 2007...
Perchè non smettere di parlare di noi stessi e concentrarci invece su quello che interessa al cliente? o al visitatore del sito? E dunque: sappiamo a chi stiamo parlando, a chi ci rivolgiamo? Cosa sappiamo del nostro lettore? Solitamente, poco, perchè non ci preoccupiamo di chiedere. O pensiamo di sapere tutto.
Interessato. L'altra faccia della stessa medaglia. Interessato al cliente, al visitatore, al suo mondo e alle sue richieste. Perchè allora le pagine Facebook sono la versione riveduta e (poco) corretta dei siti aziendali? Perchè le aziende non si preoccupano di iniziare una conversazione con i visitatori e i fans che non riguardi solo ed esclusivamente i prodotti, le iniziative, gli ambaradan vari dell'azienda?
Se la pagina Facebook è così perchè non c'è tempo di gestirla, e semmai è gestita da uno stagista che magari sa qualcosa dei social ma non sa niente dell'azienda, allora meglio non averla. Ma tanti ce l'hanno "perchè ormai bisogna averla", perchè ce l'ha anche il fruttivendolo sotto casa, perchè fa figo dirlo in riunione o avere il pulsantino con la F sul sito. Ma poi?
Se guardiamo bene cosa c'è scritto, e facciamo attenzione ai contenuti, nove volte su dieci meglio stendere pietoso velo.
Qual è la cura, il rimedio a questa tristezza e spreco di opportunità?
Consiglio due libri pratici e interessanti, "Content strategy for the web" di Kristina Halvorson (grazie al prezioso amico e collega Riccardo Polesel per la segnalazione). e "Content rules" di Ann Handley (quella di MarketingProfs) e C.C.Chapman.
Da mettere in pratica subito. Alcuni spunti:
- scrivere meno (invece i siti sono così pieni di "roba" che a volte neanche i dipendenti trovano quello che serve),
- fare un inventario dei contenuti,
- individuare persone specifiche che siano responsabili per l'aggiornamento, e soprattutto un Editor in Chief, qualcuno che si occupi di cosa scrivere. Se vai nelle aziende e chiedi: chi ha scritto questa roba? Boh! Nessuno lo sa, forse l'agenzia, forse abbiamo fatto un copiaincolla dal depliant dell'anno prima.
Basta poco per rimediare. Mettiamo mano (sarà sempre meglio che lasciare tutto com'è), nel caso incarichiamo un professionista accuratamente scelto (attenzione alle web agency: chiedete referenze e casi di successo; a volte sono piene di stagisti poco capaci e pochissimo pagati che sono poi quelli che fanno il vostro lavoro).
Un esempio di sito fatto bene: quello di Fresia Alluminio (disclosure: è mio cliente, ma non mi sono occupata del sito). Chiaro e semplice. La home page è suddivisa in base alle Buyer Persona (serramentista, progettista, privato). Nelle prime tre righe della descrizione aziendale si riportano dati di fatturato e dipendenti. Aggettivi pochi, misurati e precisi. Contenuti utili.
Invece guardatevi questo sito. E ditemi se capite quello che fanno solo dall'home page.